my moors against racism

collezione mori stefano per sito

Nel corso degli anni ho progettato molte versioni dei Quattro Mori: più stilizzati, ridotti a emoticon tipografici, senza chioma, con i capelli, più gentili, più aggressivi. Sempre con un’invariante fondamentale: che dovessero comunque sembrare mori anche nella malaugurata ipotesi che qualcuno li utilizzasse in negativo (com’è spesso accaduto, e cioè con la pelle chiara: un controsenso. Dovrebbe essere uno dei pochi casi in cui un marchio non ammette inversione di luminosità). Perché cosa mia ossessionato a i Mori? Perché sono il simbolo della mia terra ed esprimono per me un valore fondamentale: quello della tolleranza e dell’inclusione. È uno stemma che nasce senza radici, di seconda mano, riciclato alla Sardegna dalla Spagna. Raccontava una storia di altri. Ma oggi è nostro, e racconta la nostra. Vederlo regalato a Salvini e alla sua compagnia di razzisti mi fa male. È un pezzo della nostra Africa, del nostro essere meticci. Del mio DNA fatto di Africa come di Cagliari, di Sassari, di Venezia, di Berlino, arrivato a me in sole tre generazioni. È un segno plurale, è una comunità. È riconosciuto in tutto il mondo. Io lo studio dalla parte dello stile. L’ultimo che ho disegnato ha riportato importanza alla coccarda (che mima un po’ alla S iniziale), che avevo trascurato per molto tempo, e l’ha reso più rude, meno fine, meno progettato, come una vecchia bandiera marinara, come una cicatrice carica di storia, in un momento storico in cui la battaglia contro l’intolleranza, l’inumano voltarsi dall’altra parte, lo spettro ormai vivo del nazismo ritorna a strisciare potente nell’indifferenza. Vecchi mori contro nuovi muri.

[ Over the years I have designed many versions of the Quattro Mori: more stylized, reduced to typographic emoticons, without hair, with hair, more gentle, more aggressive. Always with a fundamental invariant: that they should nevertheless seem to have died even in the unfortunate hypothesis that someone used them in the negative (as often happened, and that is with light skin: a contradiction. It should be one of the few cases in which a brand does not admits brightness inversion). Why do I haunt my Moors? Because they are the symbol of my land and express a fundamental value for me: that of tolerance and inclusion. It is a coat of arms that is born without roots, second hand, recycled from Sardinia from Spain. It told a story of others. But today it is ours, and it tells our story. It hurts to see him given to Salvini and his racist company. It is a piece of our Africa, of our being mestizo. Of my DNA made of Africa as of Cagliari, of Sassari, of Venice, of Berlin, arrived to me in just three generations. It is a plural sign, it is a community. It is recognized all over the world. I study it on the side of style. The last one I drew has brought importance back to the cockade (which mimics a little at the initial S), which I had neglected for a long time, and made it more rude, less fine, less designed, like an old seafaring flag, like a scar full of history, in a historical moment in which the battle against intolerance, the inhuman turning away, the now alive specter of Nazism returns to crawl powerful in indifference. Old Moors Against New Walls. ]

bobboi natural gelato

BOBBOI WRAPPING mis 5 piccolo70642411_135338754501872_4937298198253807022_nSchermata 2019-11-02 alle 17.33.5477943138-5d84-416a-99ae-7e779bd8f2c0opening soon bobboi

È la storia di Andrea e Monica, una coppia di amici fraterni – lui manager, lei ingegnere elettronico – che decidono di cambiare vita. Insieme con Marco, commercialista, da Cagliari si trasferirsi in America per creare il miglior gelato naturale italiano negli Stati Uniti. Mantengono le radici nel nome, Bobboi (che in dialetto sardi significa dolcetto, prelibatezza) e aprono il primo locale vicino all’oceano, a San Diego. Progetto per loro il marchio e una serie di applicazioni in stile vintage, con la consueta attenzione a elementi ricorsivi, che possono generare pattern e incastri. Dopo una prima fase di assestamento, anche il marchio cambia leggermente, compattandosi e consolidando l’identità visiva. Mantiene però una certa sua autonomia di varianti nell’numero di font e delle forme dei contorni, per esempio nelle confezioni. In successo di Bobboi è testimoniato dai ranking che lo mette sempre in cima ai migliori locali non sono della California, ma di tutti gli USA.

[ It is the story of Andrea and Monica, a couple of brotherly friends – he manager, she electronic engineer – who decide to change their lives. Together with Marco, an accountant, from Cagliari he moved to America to create the best Italian natural ice cream in the United States. They keep their roots in the name, Bobboi (which in Sardinian dialect means dolcetto, delicacy) and open the first restaurant near the ocean, in San Diego. Design for them the brand and a series of applications in vintage style, with the usual attention to recursive elements, which can generate patterns and joints. After an initial phase of adjustment, the brand also changes slightly, compacting and consolidating the visual identity. However, it retains a certain autonomy of variations in the number of fonts and contour shapes, for example in packages. In Bobboi’s success is evidenced by the rankings that always put him on top of the best clubs are not from California, but from all the USA. ]

isola, il cavallino di tavolara

logo isola ristilizzatocavallino isola primocavallino isola anni 50cavallino isola anni 90IMG_1647Quando nascque l’I.S.O.L.A., Istituto Sardo Organizzazione Lavoro Artigiano, fu affidata a Eugenio Tavolara, che ne fu il principale promotore e artefice. Tavolara trasse dalla tradizione tessile il marchio per ISOLA: un cavallo leggiadro e stilizzato. La Sardegna ha grandi tradizioni di cavalli cavalieri, e in effetti la scelta di questo animale fiero ed elegante esprime tutta l’orgoglio della Sardegna, il senso di potente libertà che l’isola suscita, la natura incontaminata. Nel corso degli anni quella prima rapprentazione grafica ha subito diverse trasformazioni. L’ultima è quella che ho disegnato qualche anno fa: le esigenze di coordinamento a una matrice quadrata e compatta, che fosse in linea con l’identità visiva che nasceva da Expo2015, hanno condotto a una versione ottimizzata sull’elemento quadrato. In questo modo la modularitò è sempre preservata. È stato notevolmente ridotto in numero di componenti, mantenendo però la riconoscibilità di elemento tessile, aumentando la visibilità della S come coda del cavallo ed ottenendo, soprattutto, una logo scalabile anche il piccolissime proporzioni e ancora leggibile. Utilizzato come logo per l’Artigianato di Sardegna, è anche da tempo presente sulle maglie del Cagliari Calcio.

[ When he hid the I.S.O.L.A., Sardinian Institute for Craftsmanship Work, he was entrusted to Eugenio Tavolara, who was its main promoter and maker. Tavolara drew from the textile tradition the trademark for ISOLA: a graceful and stylized horse. Sardinia has great traditions of horse riders, and in fact the choice of this proud and elegant animal expresses the pride of Sardinia, the sense of powerful freedom that the island arouses, pristine nature. Over the years that first graphic representation has undergone several transformations. The last is the one I drew a few years ago: the need for coordination with a square and compact matrix, which was in line with the visual identity that was born from Expo2015, led to an optimized version on the square element. In this way the modularity is always preserved. It has been significantly reduced in number of components, maintaining however the recognizability of a textile element, increasing the visibility of the S as the horse’s tail and obtaining, above all, a scalable logo even in the smallest proportions and still legible. Used as a logo for the Sardinian handicraft, it has also long been present on the shirts of Cagliari Calcio. ]

signs – base milano italian graphic design 2016

locandina base 3cA conclusone della mostra “SIGNS: la grafica italiana in mostra”, organizzata da Francesco Dondina a BASE, nei locali dell’Ex Ansaldo a Milano dal 9 novembre al 20 dicembre 2016 e dedicata a 24 graphic designer selezionati (Italo Lupi, Armando Milani, Mario Piazza, Leonardo Sonnoli, Guido Scarabottolo, Maurizio Milani Pietro Corraini, Alizarina, Stefano Asili, Mauro Bubbico, Ginette Caron, Cristina Chiappini, Gianluigi Colin, Artemio Croatto/Designwork, Michele Galluzzo, Gianni Latino, Leftloft, Giuseppe Mastromatteo, Obelo, Origoni/Steiner, Federico Pepe, Massimo Pitis, Luca Pitoni, Studio FM (a Giancarlo Iliprandi, il grande maestro recentemente scomparso, sono dedicati la mostra e un omaggio nel percorso espositivo) , ci è stato chiesto di dedicare un poster appositamente disegnato per BASE. Ecco il mio, come spesso succede giocato sulla ricorsività degli oggetti simmetrici o parasimmetrici.

[ Concluding the exhibition “SIGNS: Italian graphics on display”, organized by Francesco Dondina at BASE, in the premises of the Ex Ansaldo in Milan from November 9th to December 20th 2016 and dedicated to 24 selected graphic designers (Italo Lupi, Armando Milani, Mario Piazza, Leonardo Sonnoli, Guido Scarabottolo, Maurizio Milani Pietro Corraini, Alizarina, Stefano Asili, Mauro Bubbico, Ginette Caron, Cristina Chiappini, Gianluigi Colin, Artemio Croatto / Designwork, Michele Galluzzo, Gianni Latino, Leftloft, Giuseppe Mastromatteo, Obelo, Origoni / Steiner, Federico Pepe, Massimo Pitis, Luca Pitoni, Studio FM (to Giancarlo Iliprandi, the recently deceased great master, the exhibition and a tribute are dedicated to the exhibition), we were asked to dedicate a poster specially designed for BASE. Here is mine, as often happens played on the recursion of symmetrical or parasymmetric objects. ]

gosos per il nostro tempo / tiziano scarpa

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I “gosos” (nel sud Sardegna), sono dei canti devozionali e paraliturgici, diffusi in Sardegna e composti in lingua sarda. Tiziano Scarpa, il grande scrittore veneziano, ne ha scritto una laica, “ Gosos per il nostro tempo” su richiesta dell’Amministrazione di Neoneli e del sindaco Salvatore Cau. Ne è nato un libriccino prezioso, di piccolo formato, con una impostazione molto classica che dovrebbe, per gli anni futuri, costituire lo standard per la collana Licanìas, presentata in occasione dell’omonima rassegna culturale. Ho disegnato un elemento che a un primo sguardo è un crocifisso, ma che gioca con i Santi trasformandolo in cavatappi, simbolo del vino: con tutte le sue valenze, dalle più ludiche e alle più profonde, e autentico simbolo della tradizione di Neoneli.

[ The “gosos” (in southern Sardinia) are devotional and paraliturgical songs, widespread in Sardinia and composed in the Sardinian language Tiziano Scarpa, the great Venetian writer, wrote a secular one, “Gosos for our time” at the request of the ‘Administration of Neoneli and the mayor Salvatore Cau. The result is a small, precious booklet, with a very classic layout that should, for future years, constitute the standard for the Licanìas series, presented on the occasion of the homonymous cultural exhibition. I designed an element that at first glance is a crucifix, but that plays with the Saints, turning it into a corkscrew, a symbol of wine: with all its values, from the most playful and the deepest, and authentic symbol of the Neoneli tradition. ]

arde (sardinia burning)

SARDEGNA ARDE 6

Nubifraci, frane, morti e feriti, un paesaggio naturale e antropico sempre più fragile e distrutto. Noi pure, in Sardegna, abbiamo il nostro maltempo. Ma il nostro campiamento climatici ci piace peggiorarlo da noi, con un surplus di crudeltà e di idiozia, visto che è il nostro ambiente è la nostra storia, la nostra forza economica, ciò che il mondo di invidia. Lo torturiamo con il fuoco. E la Sardegna arde, arde, arde, d’estate come d’inverno. Basta un po’ di vento e siamo pronti con le micce. Criminali, ignoranti, stupidi.

[ Clouds, landslides, dead and wounded, an ever more fragile and destroyed natural and anthropic landscape. We too, in Sardinia, have our bad weather. But our climte change we like to deal by ourself, with e a surplus of cruelty and foolishness, since it is our environment it is our history, our economic strength, that is why the world of fells. We torture him with fire. And the Sardigna burns, burns, burns, in summer as in winter. Just a little wind and we are ready with fuses. Criminals, ignorant, stupid. ]

cesa, centro di eccellenza per la sostenibilità ambientale

 

cesa 6_Pagina_19 ncesa 6_Pagina_14cesa 6_Pagina_02presentazione cesa c_Pagina_09cesa per asi.li

La natura si riprende lo spazio. Ispirato a esempi virtuosi di riqualificazione delle preesistenze industriali, come nei lavori di Peter Latz , il nuovo logo esprime attraverso una metafora tipografica il senso dell’attività del Centro. Ciò che prima era istituzione, prodotto artificiale e costruito, organizzato, razionale, degrada in relitto, scoria, rovina ma, diventa l’ossatura, lo scheletro, lo schema di una nuova crescita sostenibile. Il logo è semplice, fatto per durare, declinabile sia nei cromatismi che nei rapporti di scala.

[ Nature takes up space again. Inspired by virtuous examples of redevelopment of pre-existing industrial buildings, as in the works of Peter Latz, the new logo expresses the sense of the Centre’s activity through a typographic metaphor. What was once an institution, an artificial and built product, organized, rational, degrades into wreck, slag, ruin but, it becomes the backbone, the skeleton, the pattern of a new sustainable growth. The logo is simple, made to last, and can be used both in colors and in scale relationships. ]